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LITTLE DOCTOR

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Agosto 1285, all’imbrunire il drappello guidato da Galgano è ormai giunto alle porte della pieve del Limone. Gli abitanti chiusi nelle proprie case scrutano dalle finestre l’arrivo di quegli uomini, con il timore che possano essere mercenari genovesi. Gli abitanti dell’antica pieve non si sentono più sicuri come un tempo, da quando il gigante Limoncino ha abbandonato il villaggio, si pensa, per tornare dai suoi padri. Galgano, dopo aver sostato alcuni minuti dentro la cappella di san Pietro e Paolo, con la speranza di poter incontrare in preghiera il “Predicatore”, dato che ultimamente era stato visto all’interno della stessa da alcuni pellegrini di passaggio, decide di riprendere il cammino verso il Conventaccio quando ormai è buio pesto e le ultime lucciole della stagione seguono il cammino di quel manipolo di frati guerrieri il cui incedere si confonde con il rumore di ferraglia procurato dagli armamenti. Ad un tratto nel punto ove le lucciole creano il firmamento in terra, una voce tuona tra quelle tenebre scintillanti, voce che fa gelare lo sangue e fermare lo passo. Neppure lo scudo osa più cozzar sulla cottamaglia, tutto si ferma, tutto tace. Quella voce appartiene al “Predicatore” che rivolgendosi a Galgano dice: Rettore non dovevi difendere lo faro marino? Credi forse di trovarlo tra la boscaglia? Oppure sei venuto a far scorta di lucciole da imprigionar in lanterne in modo da illuminar lo scoglio al posto del faro? Quel faro che ormai giace in fondo al mare per la stupidità dell’uomo e l’arroganza degli déi. A queste parole Galgano rispose: “Predicatore” da quando un uomo di chiesa osa nominare gli déi senza tener conto del proprio ed unico Dio a cui dovrebbe far sempre riferimento? Dunque è vero ciò che da tempo mi viene di sovente riferito sullo tuo conto, sei dunque in preda allo demonio? A quel punto il “Predicatore” si avvicina a Galgano e con voce sommessa gli dice: sono anni che da solo ormai combatto contro gli déi, ma ogni sera al crepuscolo prego il nostro Dio di aiutarmi nell’immane lotta, ma adesso altri fratelli hanno bisogno del nostro aiuto, poiché ancestrali streghe si sono date sembianza di monaca in modo da ingannare le menti degli eremiti e tentare le loro carni, così da fiaccare ogni residua resistenza provenga dall’interno del convento della Poggia, che adesso a ragione possiamo chiamare “Conventaccio”.



Importante nota:

Per semplificare e rendere più comprensibile il dialogo fra il “Predicatore” e Galgano ho trascritto la versione che è stata tradotta nel tomo scritto in volgare della Bibbia catara, la cui versione originale recitava pressoché in questo modo:

“Rettore, avresti dovuto proteggere lo faro marino dal vicino scoglio, non da questa boscaglia, oppure vuoi far scorta di lucciole per illuminar gli scogli? E pensi di catturare le lucciole con spade affilate? Meglio sarebbe stato portare a tuo seguito esperti phiolieri, come fecero i templari a Costantinopoli, essi erano in grado di soffiar fiale grandi come stomaci di somaro”.
 

NITRO

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Agosto 1285, all’imbrunire il drappello guidato da Galgano è ormai giunto alle porte della pieve del Limone. Gli abitanti chiusi nelle proprie case scrutano dalle finestre l’arrivo di quegli uomini, con il timore che possano essere mercenari genovesi. Gli abitanti dell’antica pieve non si sentono più sicuri come un tempo, da quando il gigante Limoncino ha abbandonato il villaggio, si pensa, per tornare dai suoi padri. Galgano, dopo aver sostato alcuni minuti dentro la cappella di san Pietro e Paolo, con la speranza di poter incontrare in preghiera il “Predicatore”, dato che ultimamente era stato visto all’interno della stessa da alcuni pellegrini di passaggio, decide di riprendere il cammino verso il Conventaccio quando ormai è buio pesto e le ultime lucciole della stagione seguono il cammino di quel manipolo di frati guerrieri il cui incedere si confonde con il rumore di ferraglia procurato dagli armamenti. Ad un tratto nel punto ove le lucciole creano il firmamento in terra, una voce tuona tra quelle tenebre scintillanti, voce che fa gelare lo sangue e fermare lo passo. Neppure lo scudo osa più cozzar sulla cottamaglia, tutto si ferma, tutto tace. Quella voce appartiene al “Predicatore” che rivolgendosi a Galgano dice: Rettore non dovevi difendere lo faro marino? Credi forse di trovarlo tra la boscaglia? Oppure sei venuto a far scorta di lucciole da imprigionar in lanterne in modo da illuminar lo scoglio al posto del faro? Quel faro che ormai giace in fondo al mare per la stupidità dell’uomo e l’arroganza degli déi. A queste parole Galgano rispose: “Predicatore” da quando un uomo di chiesa osa nominare gli déi senza tener conto del proprio ed unico Dio a cui dovrebbe far sempre riferimento? Dunque è vero ciò che da tempo mi viene di sovente riferito sullo tuo conto, sei dunque in preda allo demonio? A quel punto il “Predicatore” si avvicina a Galgano e con voce sommessa gli dice: sono anni che da solo ormai combatto contro gli déi, ma ogni sera al crepuscolo prego il nostro Dio di aiutarmi nell’immane lotta, ma adesso altri fratelli hanno bisogno del nostro aiuto, poiché ancestrali streghe si sono date sembianza di monaca in modo da ingannare le menti degli eremiti e tentare le loro carni, così da fiaccare ogni residua resistenza provenga dall’interno del convento della Poggia, che adesso a ragione possiamo chiamare “Conventaccio”.



Importante nota:

Per semplificare e rendere più comprensibile il dialogo fra il “Predicatore” e Galgano ho trascritto la versione che è stata tradotta nel tomo scritto in volgare della Bibbia catara, la cui versione originale recitava pressoché in questo modo:

“Rettore, avresti dovuto proteggere lo faro marino dal vicino scoglio, non da questa boscaglia, oppure vuoi far scorta di lucciole per illuminar gli scogli? E pensi di catturare le lucciole con spade affilate? Meglio sarebbe stato portare a tuo seguito esperti phiolieri, come fecero i templari a Costantinopoli, essi erano in grado di soffiar fiale grandi come stomaci di somaro”.
Tutto bene
 

LITTLE DOCTOR

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Neppure ebbero il tempo di guardarsi in volto, che Galgano ed il “Predicatore” dovettero volgere lo sguardo verso il limitare del sentiero principale, poiché luci di torce e muggiti di bue risalivano la collina, non ci volle molto per attribuire quei potenti muggiti ad una coppia di uri che la credenza popolare voleva fossero discendenti degli uri che furono portati dalla nave veneziana affittata dai templari che in seguito sbarcò sulle coste di san Jacopo. I due animali erano al seguito della comunità religiosa della pieve di Salviano alla quale furono affidati per farli pascolare in pianura. Ma la notte sembrava riservare altre sorprese. Difatti altre torce si levavano in aria quasi a far concorrenza alle lucciole, stavolta le torce erano impugnate dagli eremiti neri del monastero della Sambuca, anch’essi in cerca di rifugio verso il monte la Poggia, dato che i balestrieri genovesi erano stati visti risalire il torrente della valle infernale fino all’Ugione. Gli eremiti neri erano fuggiti approfittando del fatto che i genovesi si erano accampati per la notte, visto che essi non erano propensi a muovere lontano dal mare soprattutto nel buio delle tenebre, solo il miraggio di un lauto saccheggio li spingeva verso il monastero che a loro parere nascondeva ricchi tesori. Quella notte pareva che tutti i religiosi della zona si fossero dati appuntamento per rifugiarsi all’interno del Conventaccio, luogo ritenuto sicuro e inaccessibile poiché le oscure vicende di cui si narrava spesso, tenevano a debita distanza ogni sorta di contatto da parte del mondo esterno. Quindi di comune accordo Galgano ed il “Predicatore” presero il comando dei religiosi in fuga e diedero disposizioni affinché tutti rimanessero uniti e ben inquadrati come in una processione, infatti poco dopo il gruppo di 25 monaci arrivò composto alle mura del Conventaccio, ma nonostante le insistenti richieste di asilo, le porte non si aprirono. Questo fece innervosire molto Galgano al quale fu intimato dal “Predicatore” di mantenere la calma e di attendere il sorgere del sole poiché di giorno sarebbe stato più facile distinguere chi era un vero frate o un genovese, vere monache o streghe. Venne l’alba, venne la luce e pure i genovesi, si udì il suono del corno che mise in riga i balestrieri, i loro dardi erano pronti a scoccare e ad un tratto una strana nebbia uscì dal Conventaccio e avvolse tutto ciò che era sacro e tutto ciò che era profano…
 

LITTLE DOCTOR

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La nebbia avvolse ogni cosa in un tempo brevissimo. Era talmente densa da riuscire ad ovattare perfino i rumori, tutto cadde in una quiete irreale. Un silenzio ansimante pervadeva l’intera collina. Ad un tratto si udì un suono provenire anch’esso dal monastero del Conventaccio, si trattava dell’inconfondibile suono dell’olifante, strumento suonato dai templari durante i loro riti, che adesso echeggiava certamente in risposta al corno da caccia genovese. Il suono dell’olifante si faceva sempre più forte e assordante tanto da disturbare la percezione umana dell’ambiente circostante. Pure i due uri si eccitarono rispondendo con forti muggiti al suono dell’olifante, fino a quando i due versi si fusero in un solo terrificante grido di guerra e fu proprio al culmine della sua potenza che la nebbia cominciò a diradarsi, lasciando poco a poco intravedere le mura del Conventaccio. Quando il suono cesso lasciò tutte le orecchie frastornate e così quando la nebbia si dissolse lasciò gli occhi increduli alla visione. Una schiera di monache era apparsa come dal nulla in fila e allineata davanti al portone del monastero. Esse erano in piedi, ma le loro estremità non sembravano toccare il terreno, neppure i loro volti erano visibili sotto al velo monacale che lasciava intravedere due occhi rosso fuoco. Solo Galgano ed il “Predicatore” riconobbero da quelle vesti l’ordine a cui appartenevano le presunte monache, erano sepolcrine, esse oltre che seguire la regola di sant'Agostino, seguivano pure i templari in terra Santa. La croce patriarcale che portavano bene in vista sul petto le distingueva dagli altri ordini monastici. Il silenzio fu proprio rotto dal canto delle monache, un coro che sembrava canto di sirena poiché in grado di paralizzare ogni braccio e ogni gamba pervasi in un gelido brivido da increspar la pelle, ma qualcosa stava prendendo forma dietro le fila delle monache. Alcune figure avanzavano con passo deciso, si potevano vedere i loro armamenti e i loro mantelli bianchi che, nonostante la mancanza di brezza, sventolavano come vele durante la tempesta.
 
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Wind7

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They did not even have time to look at each other, that Galgano and the "Preacher" had to turn their gaze towards the edge of the main path, since torch lights and ox bellowing went up the hill, it did not take long to attribute those powerful bellowing to a pair of aurochs that popular belief wanted were descendants of the aurochs who were brought by the Venetian ship rented by the Templars which later landed on the shores of San Jacopo. The two animals were in the wake of the religious community of the parish church of Salviano to which they were entrusted to make them graze in the plains. But the night seemed to hold other surprises. In fact, other torches were raised in the air as if to compete with the fireflies, this time the torches were held by the black hermits of the Sambuca monastery, they too were looking for refuge towards Mount La Poggia, since the Genoese crossbowmen had been seen going up the stream of the infernal valley as far as the Ugione. The black hermits had fled taking advantage of the fact that the Genoese had camped for the night, since they were not inclined to move far from the sea especially in the dark of darkness, only the mirage of a lavish looting pushed them towards the monastery that they opinion hid rich treasures. That night it seemed that all the religious of the area had made an appointment to take refuge inside the Conventaccio, a place considered safe and inaccessible because the dark events that were often told, kept all sorts of contact from the outside world at a safe distance. So by mutual agreement Galgano and the "Preacher" took command of the fleeing religious and gave orders so that all remained united and well framed as in a procession, in fact shortly after the group of 25 monks arrived composed at the walls of the Conventaccio, but despite the insistent requests for asylum, the doors did not open. This made Galgano very nervous, who was ordered by the "Preacher" to keep calm and wait for the sun to rise because during the day it would have been easier to distinguish who was a real friar or a Genoese, real nuns or witches. The dawn came, the light came and the Genoese too, the sound of the horn was heard that put the crossbowmen in line,

The fog enveloped everything in a very short time. It was so dense that it could even muffle the noises, everything fell into an unreal stillness. A panting silence pervaded the entire hill. Suddenly a sound was heard also coming from the Conventaccio monastery, it was the unmistakable sound of the olifante, an instrument played by the Templars during their rites, which now certainly echoed in response to the Genoese hunting horn. The sound of the oliphant became louder and more deafening, so much so that it disturbed the human perception of the surrounding environment. Even the two aurochs got excited by responding with loud bellowing to the sound of the oliphant, until the two lines merged into a single terrifying war cry and it was precisely at the height of its power that the fog began to clear, gradually leaving a glimpse of the walls of the Conventaccio. When the sound stopped he left all ears dazed and so when the fog cleared he left his eyes in disbelief at the vision. A group of nuns had appeared as if out of nowhere lined up and lined up in front of the monastery door. They were standing, but their extremities did not seem to touch the ground, not even their faces were visible under the monastic veil that revealed two fiery red eyes. Only Galgano and the "Preacher" recognized from those clothes the order to which the alleged nuns belonged, they were sepulchres, as well as following the rule of St. Augustine, they also followed the Templars in the Holy Land. The patriarchal cross they wore prominently on their chests distinguished them from other monastic orders. The silence was really broken by the singing of the nuns, a choir that sounded like a siren song because it was able to paralyze every arm and every leg, pervaded in an icy shiver to wrinkle the skin, but something was taking shape behind the ranks of the nuns. Some figures advanced with a determined step, their armaments and their white cloaks could be seen which, despite the lack of breeze, flapped like sails during the storm.
@Tron1
As requested.
 

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