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LITTLE DOCTOR

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Ciò che pareva una processione di monache, si fece da parte spostandosi ai lati per dare spazio ad una conrois di 30 templari che impugnando le spade volgevano minacciosi lo sguardo verso i genovesi, i quali erano già in procinto di lasciare il campo una volta costatato di persona che ciò che veniva raccontato di terribile su quei luoghi corrispondeva al vero. Combattere contro spettri e streghe era già un’impresa, trovarsi di fronte pure dei templari, rendeva l’impresa impossibile. Meglio tornare in acque più sicure e sulle ancor più sicure navi da guerra, senza aver conquistato alcun bottino, ma con la testa ancora sul collo. Appena l’ultimo dei genovesi si dileguò nella boscaglia, Galgano, confuso dagli incredibili eventi, fece come per sguainare la spada dal fodero, ma il “Predicatore” bloccò il suo braccio e disse: “riponi la tua lama rettore. Vorresti non dare tregua ai genovesi oppure cercar l’oblio incrociando la spada con un templare sperando che nel frattempo le streghe non ti strappino il cuore dal petto? Fatti da parte rettore, adesso è affar mio misurarmi con colui che muove alla testa di codesti templari, dato che già lo feci un tempo e già un tempo fui proprio io a condurlo in questi luoghi”. Detto questo il “Predicatore” si diresse verso il cavaliere che sembrava essere al comando della conrois e gli parlò in questi termini: “Roberto, vedo che hai di nuovo vestito i tuoi simboli, la croce patente si addice al cavaliere, meno però si addice una croce patriarcale ad una strega. Da quando streghe e templari van di pari passo? Cerchi forse nelle loro pratiche di evocare la tua Leontino? O hai trovato fra esse una degna sostituta?” Roberto da Volterra non rispose immediatamente alle domande provocatorie del “Predicatore”, esso si guardava attorno cercando di esprimersi con il linguaggio del corpo, talvolta sorrideva, per poi annuire con il capo, sembrava indicare con gesti e sospiri luoghi, cose e persone che in quel momento gli erano vicini, come se dovessero capire senza che lui proferisse parola, come se fosse già stato detto tutto e già tutto scritto. Non potendo sottrarsi oltre, Roberto si espresse dando le spalle alla variegata platea, ancora oggi le sue parole riecheggiano tra quelle colline: “”Predicatore”, anche tu come noi altri ti sei dissetato alla sorgente e hai bevuto dalla sacra coppa rinvigorendoti al punto di poter tornare in terra santa senza il timore che lo scorrere del tempo potesse corrompere il tuo spirito e lo tuo corpo”…
 

LITTLE DOCTOR

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“Adesso, tu “Predicatore”, ritorni da inquisitore, proprio tu che un tempo criticavi i frati francescani per la loro solerte obbedienza nei confronti dei loro vescovi inquisitori. Le monache canonichesse da te tacciate come streghe da tempo si occupano del demone che alberga all’interno del trono dei giudei, un compito che il mago Armeno avevo specificatamente affidato a te, ma tu sei voluto ritornare in terra santa con la speranza di risolvere il mistero della crocifissione, il più grande segreto scoperto al tempio di Salomone, che adesso è conosciuto anche dai nostri fratelli eremiti neri, i quali hanno voluto raffigurare lo segreto con dipinti e sculture all’interno del convento. Questa è la vera ragione per cui ho interdetto a chiunque l’ingresso al monastero, ho pure affidato ai nostri fratelli eremiti che ci accolsero, tutti i tesori che noi altri trafugammo dalla terra santa. Essi li nascosero in diversi luoghi, dei quali neppure io sono a conoscenza e non vorrò mai sapere, ma a quanto pare i genovesi non sono del mio solito parere. Per loro il tesoro rimarrà un mistero dal momento che i loro dardi possono scavare le carni vive, ma non la profonda terra. Le reliquie invece sono custodite in bella vista all’interno del monastero e la sacra coppa è ancor bagnata di acquaviva, dal momento che i miei cavalieri saprebbero spedire nella profonda terra chiunque avesse solo il pensiero di potersi avvicinare per depredare o per affrancarsi il loro potere”.

NB
Questo lungo monologo di Roberto da Volterra è stato volutamente resecato in alcuni passaggi al fine di impedire che le informazioni date potessero a tutt’oggi, facilitare il ritrovamento di reperti o rovine architettoniche che al momento devono rimanere celati.



Al termine del discorso Roberto invitò sia il Predicatore e Galgano a seguirlo all’interno del monastero del Conventaccio. Giunti davanti all’altare maggiore viene mostrato loro un crocifisso ligneo con un cristo sempre in legno, crocifisso al contrario. Fu mostrato in oltre un grande dipinto posizionato sulla navata destra raffigurante un Cristo crocifisso sempre al contrario, quindi con il volto rivolto verso la croce, nel dipinto si nota anche Maria Magdalena. Del Cristo crocifisso al contrario ne erano pure a conoscenza alcuni fra i seguaci più attivi del cenacolo della Valle Benedetta. Essi hanno voluto lasciare testimonianza per coloro che si sarebbero avvicinati alle varie confraternite, raffigurando in un dipinto la Magdalena con i piedi del Cristo crocifisso al contrario. Il quadro è tutt’ora esposto presso la chiesa della Valle Benedetta sempre sul lato destro. Di questo quadro posterò alcune immagini.

Quale fu il motivo preciso per cui il Cristo venne crocifisso al contrario? Questa è un’altra storia….
 
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dipinto del Cristo crocifisso al contrario esposto nella chiesa della Valle Benedetta
Hi, great post and thank You LD.
I seriously get astonished reading this last post of LD. The image of the picture clearly shows the feet in reverse way. This fact changes many things about the Christianity................................
Below the enlarged image:
Tourist
 

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LITTLE DOCTOR

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In passato esistevano altre rappresentazioni artistiche raffiguranti il Cristo crocefisso al contrario. Al monastero della Sambuca era presente un affresco dal significato esplicito raffigurante il Cristo crocefisso al contrario che fu rimosso nel dopoguerra. Un formidabile mosaico era presente nella chiesa degli armeni danneggiata dal bombardamento di Livorno durante la seconda guerra mondiale. Il mosaico in questione rappresentava una crocefissione al contrario con alla base della croce una Magdalena nuda che porgeva tra le mani del carnefice romano alcune monete d’oro. Un mosaico in scala di quello presente nella chiesa degli armeni era riprodotto all’interno del castello ubicato nei pressi della stazione ferroviaria di Livorno, anch’esso colpito durante lo stesso bombardamento che danneggiò la chiesa degli armeni. Nonostante il castello fosse stato danneggiato solo in parte, fu deciso di raderlo al suolo.

Nella Bibbia catara viene riportato anche il motivo per cui il “Cristo” venne crocefisso al contrario e sarà mia premura svelarlo al momento opportuno. Inoltre, sempre secondo la Bibbia catara, la corona di spine che cingeva il capo del Cristo venne conficcata ancor più profondamente, proprio nel momento stesso che “Egli” usciva dalla prigione per essere giustiziato.

Questo fu fatto affinché le spine, entrando nella carne viva del condannato, facessero sgorgare sangue da tutti i lati, rendendo il volto una maschera di sangue non più riconoscibile… ma questa è un’altra storia…

Chiudo questa lunga, ma dovuta parentesi riguardante la crocefissione, dal momento che i tempi non sono ancora maturi per svelare il mistero, che sarà affrontato al momento opportuno.

Adesso tornerò a narrare le vicende del monastero del Conventaccio.

Come promesso Roberto da Volterra mostrò le preziose reliquie. Lo stupore e la meraviglia fu tale che il rettore della chiesa di san Jacopo, tale Galgano, ebbe l’ispirazione di chiedere a Roberto di poter diventare anch’esso cavaliere templare, in modo da poter custodire le reliquie. Infatti Galgano non tornò mai più a san Jacopo e al suo posto dovettero nominare un nuovo priore, certo “fratello Luca”. Roberto mostrò pure il trono dei giudei che gli eremiti neri avevano denominato già da tempo lo “specchio del Romitone”, macchinario che il “Predicatore” volle sottrarre dal controllo delle monache sepolcrine, fatto che determinò il drammatico epilogo e la fine degli eremiti neri e del loro conventaccio…
 

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